L’infinito non esiste

mamma
A mamma.

Mi capita spesso di pensarti ultimamente.
L’alzheimer ti ha reso al tempo stesso assente ed imbarazzata di esserlo.
Quante volte fingi di ricordare, o inventi storie assurde sulla tua giovinezza per evitare che si capisca troppo chi sei ora, o forse solo perchè vorresti dare qualcosa e ti pare brutto di restare sempre a mani vuote.
Ecco, più che il tuo sguardo cambiato, che non sai più vestirti e cucinare, che non sai più prenderti cura dei nipoti o aprire una porta, mi fa male il tuo affanno, che ti rendi conto di restare indietro e che non puoi chiedere aiuto.
La malattia ti ha messo dietro un vetro: posso vederti ma non tenderti una mano.

Così penso a te ora e insieme ricordo com’eri mamma prima.
La mamma che ha tirato su una famiglia quasi da sola in una strada senza discese, lottando, litigando e sognando.
Forse ti bastava solo essere chiamata “mamma”.
T’importava quello più di tutto.
Oggi non siamo più capaci, siamo o vittime o viziati.
Tu hai vissuto per noi.

M’immaginavo d’essere figlio per sempre, ma l’infinito non esiste.
C’è questa vita invece, che consuma e strappa.

Stai cancellando i ricordi uno alla volta, ma per tutto quello che hai fatto, per me sarai mamma anche quando sarai completamente bianca.

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Vivere provoca il cancro. Ma non si sente niente.

kyss

Mangiamo cibi confezionati, nel migliore dei casi facendo attenzione che non ci siano zuccheri aggiunti.
Ascoltiamo informazioni dai media sovvenzionati dallo stato e dalla pubblicità delle grandi aziende.
Viviamo in città che hanno il cielo azzurro solo nei giorni di vento.
Lavoriamo per pagarci la macchina che ci porta al lavoro.
Parliamo di più davanti alla macchinetta del caffè con gente che conosciamo appena che con nostra moglie e i nostri figli.
Siamo malati di serie televisive perché la nostra non se la fila nessuno, è stata chiusa per mancanza di interesse, di fondi, di tutto.
Abbiamo uno o due telefonini a testa. Parliamo lì, sorridiamo, piangiamo, ci arrabbiamo lì, a suon di faccette gialle.
Stiamo scegliendo il finto al vero. Ma lo chiamiamo virtuale.
Già adesso la maggior parte delle parole che diciamo escono dalle nostre dita,
e ci sembra tutto così maledettamente normale.
Avevamo la fissa di rendere tutto più comodo:
Camminare, lavorare, cucinare, parlare.
Ci siamo riusciti.
Faremo la fine dei giapponesi che preferiscono il sesso virtuale a quello vero.
Ci rimarrà soltanto il benessere.
Che un giorno racconteremo ai nostri figli.
Con un selfie.

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19 marzo

broken

Cos’è successo papà?

Eri seduto in cucina
davanti a quella tele
che non ha più tramsesso
partite di calcio
mentre correvi
verso il bordo di tutto

Cos’hai pensato papà?

Il giorno
dell’ultima sigaretta
dell’ultima pagina
quando hai detto
“andate voi”
“continuate voi”
senza dire parole

Perché papà?

Oggi che volevo chiamarti
oggi che ho letto
auguri dappertutto
e li ho ricevuti
per la prima volta
tu non ci sei?

Avresti detto:
“è la vita”
“che ci vuoi fare?”
ma io sento amaro
lo stesso
se penso
che la giostra si ferma
che la strada finisce col muro
che non sai
che mio figlio
ha i tuoi occhi

Se non posso più dire
papà

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mani giunte

god

Viviamo accelerati.
Tre ore
è un viaggio lungo.
Facciamo pensieri brevi
come sms.
Con un film
ridiamo e piangiamo
nella stessa ora.

Come riusciremo a capire quel Dio
che pregava notti intere.

Facciamo foto
per ricordare.
Sappiamo come sorridere
poco prima di un click.
Abbiamo sostituito al pensiero
le istantanee
al racconto
i filmati.

Come riusciremo a vedere quel Dio
che vietò ogni immagine di sè.

Dio è sempre più lontano,
ma la verità
è che siamo scappati noi.
Se solo riuscissimo
a fermarci,
per un solo giorno,
di riempire
la nostra scodella bucata.

Abbiamo bisogno di Dio,
di pace,
di fidarci,
come un’aquila
dell’aria per volare.

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Sara

love

Ogni volta che ci penso
che siamo insieme,
che sei proprio tu
che bacio la mattina
che mi scrivi,
che mi chiami,
che ritrovo sempre la sera:
sono felice
come chi si innamora
per prima volta

Tanto che
non so più litigare
senza contare i minuti,
i secondi,
che mi separano
da te,
e non sopporto
quando sei lontana
o quando passo un giorno
senza

E questa cosa
che ora è normale
parlarti,
ascoltarti,
capirti o fraintenderti
ed accoglierti
e volerti
sempre,
per me è un OCEANO
ed è così
che ti amo
dalla prima volta
che ti ho vista
Sara

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Aglio non fa male

aglio

Sono vegetariano da vent’anni.
Ultimamente sto cercando di diminuire il consumo di latte, formaggio e zucchero.
Ogni tanto mi dicono: “ma si, se non esageri la carne non fa male”, oppure: “lo zucchero che c’entra?”, oppure: “ma cosa mangi allora?”
La cosa che più mi fa pensare è come la gente sappia poco, e viva per lo più sui luoghi comuni, fidandosi. Come l’informazione sia quella della televisione e basta.
Se non lo dice la tele, non c’è, non è vero o non è importante.
Il problema è che tele e giornali vivono grazie alla pubblicità, e le industrie alimentari nel 90% dei casi vendono spazzatura in pratiche confezioni colorate.

Per esempio quasi nessuno sa che ad “Elisir”, famosa trasmissione di salute in onda sui canali Rai, hanno cancellato tre incontri su cinque a due medici che parlavano contro latte e formaggi.
Quello che stavano dicendo non piaceva alle industrie alimentari.
Così come sono pochi a sapere che i malati di cancro sono un affare miliardario per le industrie farmaceutiche che non hanno quindi nessun interesse a incentivarne la prevenzione.
Negli USA ogni malato di cancro frutta 250mila dollari.
Ricordo una pubblicità di qualche mese fa che mi faceva quasi ridere per quanto fosse ridicola. Diceva “questa brioscina unita a un frutto costituisce una buona merenda per tuo figlio”.
Ma avrebbero potuto anche dirci: “tre ore di videogame unite a un’ora di corsa ogni giorno aiuteranno tuo figlio a tenersi in forma”.
L’informazione è questa. Ci danno immagini positive sapendo che non ci fermeremo a riflettere, perché dopo 30 secondi partirà un’altra pubblicità e poi un’altra e poi un’altra e alla fine tornerà il programma che vive con i soldi di quelle pubblicità.
Il parmigiano è un tesoro nazionale? No fa male. Accidenti!
Uno pensa che faccia bene alle ossa per il calcio che contiene e invece fa proprio l’opposto, dà il via al processo di acidificazine e di osteoporosi.
Ma come si fa a dirlo in italia?
La carne: sapete che per 150 grammi di hamburger servono 2000 litri d’acqua?
Che le proteine migliori e i grassi migliori non sono quelli della carne?
Che diversi tumori sono riconducibili al comsumo di carne? Che eliminando la carne si vive in media 7 anni in più?
Probabilmente no, perché è scomodo dirlo.
A proposito lo sapete come vivono i donatori di latte e bistecche? Si, no? Vi faccio un riassuntino:
Le mucche vengono ingravidate artificialmente, non vi dico come, ma perchè:
1- per fare altre mucche. 2- per fare il latte (Già, solo se sono mamme fanno il latte, come noi).
Appena partoriscono vengono separate dalla prole che, se di sesso maschile, viene subito affidata ai supermercati. Dopo il parto tornano alla produzione di latte.
Poi sono ri-ingravidate e così via, per cinque o sei anni. Poi, quando sono spompe diventano Big-Mac.
E’ per questo che sono vegetariano.

vi lascio con alcuni link interessanti:
http://valdovaccaro.blogspot.it/2013/09/i-bambini-mangiano-cacca-sia-per.html
http://www.saicosamangi.info/animali/allevamenti-produzione-latte.html

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a Milano

milano

A Milano la gente corre anche se pensa di camminare.

Sul treno di questa mattina un signore con una borsa da quattrocento euro si lamentava di un lavoro partito senza periodo di test.
E’ incredibile che siano partiti senza periodo di test! – ha detto
Aveva le unghie curate e un orologio che se ci sei seduto davanti lo noti per forza.
Aveva una camicia bianca e calzini grigi, un abito d’affari e la barba di un centimetro esatto, nera e bianca.
Ho chiesto di usare il bar-code a quattordici caratteri e mi hanno detto che per loro era troppo! – ha aggiunto lamentandosi.
Chi gli era accanto annuiva. Forse per via dell’orologio.
Chissà da quanto non fa un giorno senza smartphone – ho pensato – o senza mail, o senza computer.
Lo ho pensato perché fino al giorno prima ero a Tenerife a trovare i genitori di mia moglie.
Lì si vive anche senza.
E poi ti accorgi che forse è il contrario, cioè che la vita è quando stai senza.
Non per forza senza computer, telefono o mail, ma senza l’affanno di quello cose.
Quando cammini.
Il signore con la barba precisa è sceso alla fermata prima della mia.
Aveva in mano l’ultimo samsung, quello che sui blog si trova cliccando su “top di gamma”, quello che costa come una settimana di albergo al mare.
Forse stava scrivendo alla moglie che gli voleva bene.
(Ma si può voler bene a una moglie nelle discese dal treno?)
O forse stava scrivendo che stava arrivando,
di preparare chissà cosa
e che è da pazzi senza periodo di test.

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