cielo!

– cielo!
La campana suona le sette ma non la sento.
Fa il tocco del quarto d’ora. Ancora niente.
Dormo una meraviglia.
Poi attacca il telefonino.
– Naaaa, naaaa, naaaa, naaaa… (in realtà fa una musichetta piena di note ma il fastidio è lo stesso)
Allungo una mano, lo prendo, guardo dove c’è scritto “smetti” e tocco li.
Silenzio.
Ho poco tempo.
Mi inginocchio sotto il piumino:
– Signore, oggi vorrei un giorno con un po’ di senso, e poi quello che ti chiedo sempre.
Silenzio.
Gli chiedo sempre che vorrei conoscerlo.
Mi tiro su e faccio tutto alla svelta.
Questa cosa di pregare, che la mia vita non sarà mai risolta da un’equazione, è stupenda.
Diamo così tanto credito a quelli che cercano nella terra di dove siamo.
– Guarda questo fossile se non ti ricorda un po’ un uomo?
Per me sono tutte cavolate. Io cerco in cielo.
Faccio colazione, lavo denti, faccia e ascelle.
Salto la barba che porta via solo lei cinque minuti.
– Avessi sentito le campane…
Esco che è come tuffarsi in un torrente di montagna, tanto fa freddo.
Cammino per una stradina stretta che passa sotto tre graziosi ponticcioli, tra due vecchi muri in cemento.
…è mattina presto, poi questo freddo…
Mamma mia!
Dipende da come siamo quello che vediamo?
Oppure è il contrario?
O sono tutte e due insieme?
Oggi mi piace tutto.
Supererò anche le otto ore di computer del lavoro.
La vita, calvolo!

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