Lavoro dunque sono (si ma cosa?)

Sette e quindici. Lei suona, io mi do altri cinque minuti. Che diventano dieci, che diventano quindici.
No, non odio la mattina, anche se quella ideale passa per metà sotto le coperte, è che…
Mi alzo, mi vesto a memoria. Scendo le scale. Cerco nel frigo poi nella credenza finché non metto insieme una colazione.
La farei sempre al bar sotto casa ma oggi non è la mattina ideale.
Mi lavo. Sara nel frattempo mi raggiunge in cucina con gli occhi che ancora dormono.
Prendo la borsa nera dell’ufficio e la riempio con i tapperware.
A volte prendo una manciata di biscotti – la fame.
Saluto Sara. Esco. C’è fresco. Faccio dieci metri e mi giro per salutarla ancora. Faccio venti metri e ripeto la stessa cosa, finché giro l’angolo e passo davanti al bar.
Quando ritorno a casa quasi sempre è già buio, tranne nei giorni lunghi d’estate. In mezzo, tra l’uscire e il rientrare sono stato al lavoro.
Se dopo un anno devo ripensare a tutte quelle ore di lavoro ho pensieri corti. Infatti quando mi si chiede del lavoro dico sempre cose brevi, tipo:
– si tutto bene.
oppure:
– si tutto come al solito.
Magari sto rispondendo di un anno intero, ma lo faccio con una sola frase.
Se poi mi chiedono dell’ultimo week-end, bé li… lì ci posso stare svariati minuti.
Nei week-end faccio sempre tante cose interessanti, tra cui, quasi sempre la domenica mattina, faccio la mia mattina ideale.
Ma se penso al lavoro… bianco. Ci passo cinque giorni su sette, ma… bianco.
Credo di aver scoperto perché gli anni a un certo punto girano più in fretta. Deve essere di sicuro per questo.
-Ma che lavoro fai?
-Lavoro al computer.
-Si ma cosa.
-Faccio programmi e – insomma – è difficile da spiegare.
-Ah.
Cinque su sette. Dalla mattina quando il sole non c’è ancora alla sera quando quasi sempre non c’è più. Ci arrivo in treno e in metro in un viaggio enorme.
-Ti piace il tuo lavoro?
-Si tutto bene… cioè… sono numeri, il mio lavoro sono solo numeri. Tu ami il tuo numero di telefono? o di scarpa?
-Ah
Che cose che si è inventato l’uomo! Si, perché questi lavori sono invenzioni.
Undici su dodici. Una settimana di stop a natale e tre ad agosto, qualche altra pausa qua e la e poi tutta una riga continua, tutta una tirata. Da togliere il fiato.
Però la cosa più comica di tutte è la mia più grande preoccupazione:
perdere il lavoro!

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1 Commento

Archiviato in Vita

Una risposta a “Lavoro dunque sono (si ma cosa?)

  1. Sono pensieri da non offuscare semplicemente con un ” dillo a chi lavoro non c’è l’ha… mi son trovato anche io a farli. Senza nulla togliere al significato del lavoro e con grande rispetto per chi non c’è l’ha. Penso non sia sciocco pensarci su. Mi trovo a volte a cercare il senso di cio che faccio e “sono” fuori dalla vita lavorativa. L’altra, quella della tua domenica mattina. E’ il tempo del lavoro che senso ha? Per fare cosa? pensarci serve. Ti evita di alienarti, essere altro “fuori” perchè invece la vita è una.

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