Archivi del mese: aprile 2013

mio nipotino Davide

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– Guarda Davide, quello li è un camion.
Lo dico piano allungando le vocali. Caaamiiiooon.
– No zio, è un autocarro furgonato.
– Ah, hem, si, è vero. Lo zio lo… era passato troppo veloce!
Lui ha cinque anni.
E’ il mio nipotino. E’ il mio “nipotino”.
Quando era ancora nei quattro, un giorno mi corse incontro pieno di stupore per avvisarmi che:
– Zio, zio si sono estinti i dinosauri!
Quella volta nascosi l’ovetto kinder, che poi mangiai di nascosto, e incespicai nel dirgli:
– ooooh, mmmm mi dispiace!?
Oh mamma!
A cinque anni io andavo in giro nel cortile con il pisellino da fuori a fare la pipì nei tombini, lui sa come si chiama ogni cosa che abbia le ruote o i cingoli, conosce cinquantacinque tipi differenti di dinosauri e non oso immaginare cos’altro.
Da circa sei mesi ha iniziato a sostituire Cartonito con Focus.
Ha finito Angry Birds!
Si fa leggere, rileggere e rileggere, tutti i libri che gli regalano.
Imparando ogni cosa.
Correggendoti se sbagli a leggere una parola.
Cinque anni.
Ha più libri di me.
Sti bimbi crescono troppo in fretta.
L’anno prossimo andrà anche a scuola e… un attimo…
Che gli regalo? Un macbook?
No, no, trasloco. Anzi, ideona, mi fingo malato!

– Si si lo sapevo. E’ che sto poco bene, mi spiace di non essere venuto. Cosa mi vuoi passare Davide? No fa niente dai, e va bene. Ciao Davide!!!!
– Tanti auguri! Allora sei diventato più grande eh? Scusami se non sono potuto venire, ma ho la tonsillite, sono pieno di puntini rossi…
– Zio ma la tonsillite…
– Vero che non ce l’hai ancora il macbook?

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la prefiglia

gatta
Siamo un popolo di malati. No, dico davvero.
Sono sposato da 18 mesi. Da circa 5 viviamo insieme a un gatto, cioè a una gatta.
Nera per la precisione.
Non abbiamo figli.
I primi giorni i discorsi tra me e Sara erano:
– sul divano no vero?
– ma dai, non perde nemmeno il pelo!
– ok, però niente letto!
– no no, niente letto.
Poi ci siamo affezionati sempre di più. Noi.
Adesso “lei” dorme serenamente nel lettone sotto le coperte, perché è freddolosa.
Perde il pelo.
E’ coccolata, viziata, accarezzata, sbaciucchiata.
Risponde al richiamo: “piccina dove sei?”
Beve solo acqua corrente, mangia solo le sue crocchette e il tonno al naturale.
Ci vede uscire quando andiamo al lavoro.
Ci vede rientrare la sera, stanchi e stressati.
Tutto questo dal divano.
Si arrabbia se, quando torna dalla perlustrazione, noi tardiamo ad aprirgli.
Credo stia iniziando a pensare che la casa sia sua.
Credo stia iniziando a pensare che io e Sara siamo i suoi filippini.
Sa una parola sola con la quale ottiene tutto quello che vuole.
“Miao” vicino alla porta = volgio uscire, aprimi!
“Miao” in cucina = oggi non si mangia?
“Miao” quando l’accarezzi = basta massaggi sto bene così.
“Miao” in bagno = cambia la sabbia se non vuoi che ti rovini il tappeto!
( Noi con qualche migliaio di parole in più riusciamo sistematicamente a fraintenderci! )
Ora che ci penso dovremmo rivedere la piramide evolutiva.
Siamo stati sorpassati.
Anzi, doppiati.
Innumerevoli volte.
La prova?
Noi siamo matti di lei.
E’ la nostra bambina.
E’ la prefiglia che abbiamo sempre desiderato.

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chi ama non lo grida

AMORE 4
Se io fossi Dio,
farei inceppare tutti i fucili
e moltiplicherei i pani
per sempre.
Allungherei la primavera.
Regalerei un gioco
ai bambini che non ne hanno,
e una casa con i caloriferi
ai poveri che dormono sulle panchine.
Direi: “alzati e cammina”,
a tutti quelli che non possono.
Andrei in giro a cercare
tutti i Lazzaro del mondo,
come il mio compagno delle elementari
che è morto ieri,
come la sorella di mia zia
che è morta settimana scorsa,
e gli direi quella frase
che fa aprire gli occhi.
Tutti direbbero: “Dio c’è”
nessuno si dimenticherebbe,
nessuno risponderebbe “boh?”
Nessuno bestemmierebbe.

Ma non riuscirei ad amare tutti.

Allora mi chiedo come fa Dio
ad amare tutti,
e cosa sia amare.
– per davvero! –
Non solo una persona,
non solo finché non ti lascia.
Per sempre.
Anche quando non conviene più,

e perché Dio ha moltiplicato i pani
solo due volte,
e ha trovato un solo Lazzaro!
Perché a volte mi viene da dire: “boh?”
e dico che c’è, ma non si vede,
e so che la gente continuerà a bestemmiare
e i fucili a sparare.
Perché?

Forse l’amore
è quando hai il cuore pieno.
E’ quando puoi fare a meno
di ricevere un grazie,
o un bacio,
e stai bene lo stesso.
e sai dare lo stesso.

Oppure l’amore
è quando sei Dio
e potresti fare tutto,
compreso stampare soldi
e farli piovere dal cielo,
compreso guarire ogni malattia
(ogni malattia!),
da far piangere tutti di felicità.

E invece decidi di smettere
di essere Dio,
e vieni qui.
Sai bene che ti diranno
che sei un altro,
che ti dimenticheranno,
e quando tiri fuori Lazzaro dal sepolcro
dici: “togliete voi la pietra!”
e quando moltiplichi i pani
per i cinquemila,
dici: “portate voi le ceste alla gente!”
perché forse amare
non significa ricevere,
ma dare.
Così lo insegni:
Vuoi essere ricco,
diventa povero.
Vuoi essere grande,
diventa piccolo.

E quando ti dicono:
“se sei Dio scendi da quella croce!”

Resti su.
Chiudi gli occhi.
Dai tutto.

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panni stesi

Panni StesiVorrei ascoltare un po’ di musica, ma ho il telefonino scarico.
Sono seduto sulle scale di uno di quei vagoni a due piani, uno di quelli che le prime volte la gente si girava a guardare.
Mentre ora invece…
Ci sono tante di quelle persone in piedi, che mi sento fortunato ad avere uno scalino tutto per me.
Ascolto il rumore del treno: stlang-stlang!
Mi guardo un po’ intorno.
Guardo una ragazza lontana una decina di metri che parla come in un film muto. Muove la bocca e: – Stlangstlang! Stlangstlang! – Muove la bocca e fissa la persona che ha davanti.
Ascolto un ragazzo sulla trentina con un bomber verde ed con una strane “erra” che sembra che rotola quando la dice.
Guardo una ragazza avanti a me, appoggiata a uno di quei pali che servono per tenersi quando il treno frena. Si sta tenendo anche se il treno non sta frenando – anzi – va talmente lento!
Sta parlando al telefonino, non so di che.
E’ un sony xperia nero.
Ha una borsa marrone.
Il treno non va nemmeno più lento, si è fermato. Ma senza frenare, per inerzia.
E così siamo qui, in mezzo a non so quali paesi, con i finestrini già appannati dagli aliti, con la voglia di arrivare a casa.
La gente non sospira nemmeno più se il treno sta fermo nel nulla, e non sorride quando riparte o quando corre che sembra un aereo che decolla. Sono tutti pendolari professionisti, bene o male.
Ora il treno riparte.
Ora si ferma.
Saronno.
Scende la ragazza con la borsa marrone ma non quella del film muto. Ne scendono anche altre tre ed io devo alzarmi per farle passare.
Di una sento il profumo, ma non vedo la faccia. So che ha i capelli neri.
Ancora treno.
Stlangstlang!
Rovello.
Rovellasca.
Le persone in piedi ora si potrebbero contare con una mano.
Vorrei arrivare a casa prima, ma non adesso, sempre.
Vorrei un teletrasporto, o un telelavoro, o un lavoro vicino casa, se non fosse che il mondo va all’incontrario, che comanda il lavoro, mica io. Ma mi lamento proprio ora che manca solo una alla mia! Che testa, una fermata e arrivo.
Fuori piove, l’aria è quasi fredda. C’è l’inverno che sta tirando la volata, che si prende i gioni che non sono i suoi.
Piove una pioggia appena umida che non darebbe fastidio nemmeno ai panni stesi.

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