Archivi del mese: maggio 2013

vecchio

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La voce rauca e amica,
quello sputar sentenze ottuse,
su tutto e niente,
quel cedere gentile,
al verso capriccioso di un bambino.

vecchio

D’impareggiabile memoria
sempre uguale,
dalle virtù temprate
in mille anni
e dai difetti
di una remota infanzia.

vecchio

Malato di una vita
dalla cornice d’oro di passato.
Triste, solo,
mai spolverato.
Io non ti vedo allegro.

vecchio

Non c’è saggezza, vero,
nella tua voce calma?
Non la regala il tempo.
Ma quanta verità ti porti addosso.

vecchio

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Vuoto a perdere

tappo

Ho conosciuto quell’odore quando ero volontario alla mensa dei poveri.
Li era come se venisse dai muri. Odore di alito di alcool.
Ma ora sono in treno.
Quando lo sento alzo la testa e vedo un signore sulla cinquantina, cioè prima vedo i suoi occhi: rossi, pieni, barcollanti.
Poi lui.
Mi guarda.
Forse ha capito che so. E’ così evidente!
Gli ubriachi fradici mi mettono sempre un po’ di insicurezza, come guidare nella nebbia.
Se conta qualcosa è vestito bene. Un abito grigio dell’Oviesse, una camicia bianca con righe nere. Niente cravatta.
Perché avrà bevuto?
Non arrivo a vedere le scarpe. I capelli sono anche loro bianchi e neri, pettinati il giorno prima.
Si beve per dolore o per non provarne più. Per una famiglia rotta, per trascinare una vita vuota.
Una volta ne conobbi uno.
Era stato lasciato dalla moglie e dai figli.
D’inverno aveva un tetto per dormire mentre per gli altri otto mesi solo una coperta e il cielo, che non dev’essere quel paradiso che diciamo tutti.
Non aveva un lavoro. Non voleva un lavoro. E – già – beveva per riempirsi di qualcosa, per consumarsi più in fretta di un castello di sabbia.
Quella volta capii che il vino, ok uccide, ma non gira la testa dall’altra parte.

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Due punti e parentesi

sorriso

Vanno li a tirare un po’ su la speranza.
Sono due pensionati tedeschi, marito e moglie, che ogni anno vanno per un mese in Ruanda.
Poi ogni anno tornano e ci mostrano le foto che hanno fatto e ci raccontano.
Le foto sono quasi tutte di bambini.
I racconti quasi tutti delle differenze tra noi e loro.
Anche se le cose le so già, a me stupisce sempre come il mondo possa essere diverso ad appena un volo di distanza.
Sali che se hai una macchia sul jeans la copri con il bagaglio a mano e scendi che puoi benissimo togliere scarpe e calzini e camminare per strada senza che nessuno dica niente, o se ne accorga.
Questi due signori sono i Kobele.
Ieri lei ci ha detto: a un certo punto uno di questi bambini mi si avvicina e mi chiede se posso portargli qualcosa da mangiare.
Noi stavamo per andare a cena con alcuni uomini del posto. Allora chiedo a questi: “Ma i bambini non cenano?”
“No” mi fa, “Hanno già mangiato questa mattina. Non è rimasto altro”.
– Così la volta dopo abbiamo comprato pane e banane per tutti. – e alla fine ha aggiunto – ci amavano tutti.
Per così poco!
In un altro posto erano un centinaio e, da un anno, avevano il rubinetto secco.
Per questo prendevano delle taniche gialle da dieci o venti litri, camminavano un’ora e le riempivano in una pozza marrone.
Della pozza c’era la foto. Era così marrone che non ci potevi nemmeno lavare i jeans macchiati.
Questo è uno dei motivi per cui li non si vive tanto ed è raro vedere gente con i capelli bianchi. Anzi rarissimo.
In un’altra foto c’era un bambino con una macchinina in mano.
Ci ho messo qualche secondo a capirlo, perché era proprio una cosa preistorica, un pezzo di legno con quattro cerchi attaccati con i chiodi.
A quel punto mi è venuto da pensare: chissà se li il telefono prende.
Perché i bambini che conosco io giocano già con l’Ipad con i giochi online. Davvero.
Li si annoierebbero.
Poi ho pensato al Bar.
– ok la fame, ma se uno vuole un caffè?
Poi ho pensato alla televisione.
Poi ho pensato che nella scelta avrei preferito un buon materasso.
Poi che andava bene anche una a molle, ma mai dormire per terra!
Poi ho pensato al gabinetto e mi sono fermato.

A un solo volo di distanza.

L’altra differenza è che lì sorridevano tutti.
Quando un bambino nero sorride si nota prima.
Quando cento bambini neri sorridono la foto è quasi più bianca che nera.
Ho pensato a quanto può valere un sorriso con lo stomaco vuoto.
Credo valga tantissimo.
Qui non si usa più molto, è più pratico fare due punti e parentesi.
Li non lo capirebbero mai.
– Ti dico che è più pratico, puoi sorridere anche se sei triste. Chi legge non lo sa mica.
-Come chi legge?
-Ok niente, è complicato, lasciamo stare.
Forse i Kobele non vanno lì solo per tirar su la speranza a quei bambini.

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