Archivi del mese: marzo 2016

Vivere provoca il cancro. Ma non si sente niente.

kyss

Mangiamo cibi confezionati, nel migliore dei casi facendo attenzione che non ci siano zuccheri aggiunti.
Ascoltiamo informazioni dai media sovvenzionati dallo stato e dalla pubblicità delle grandi aziende.
Viviamo in città che hanno il cielo azzurro solo nei giorni di vento.
Lavoriamo per pagarci la macchina che ci porta al lavoro.
Parliamo di più davanti alla macchinetta del caffè con gente che conosciamo appena che con nostra moglie e i nostri figli.
Siamo malati di serie televisive perché la nostra non se la fila nessuno, è stata chiusa per mancanza di interesse, di fondi, di tutto.
Abbiamo uno o due telefonini a testa. Parliamo lì, sorridiamo, piangiamo, ci arrabbiamo lì, a suon di faccette gialle.
Stiamo scegliendo il finto al vero. Ma lo chiamiamo virtuale.
Già adesso la maggior parte delle parole che diciamo escono dalle nostre dita,
e ci sembra tutto così maledettamente normale.
Avevamo la fissa di rendere tutto più comodo:
Camminare, lavorare, cucinare, parlare.
Ci siamo riusciti.
Faremo la fine dei giapponesi che preferiscono il sesso virtuale a quello vero.
Ci rimarrà soltanto il benessere.
Che un giorno racconteremo ai nostri figli.
Con un selfie.

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