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L’infinito non esiste

mamma
A mamma.

Mi capita spesso di pensarti ultimamente.
L’alzheimer ti ha reso al tempo stesso assente ed imbarazzata di esserlo.
Quante volte fingi di ricordare, o inventi storie assurde sulla tua giovinezza per evitare che si capisca troppo chi sei ora, o forse solo perchè vorresti dare qualcosa e ti pare brutto di restare sempre a mani vuote.
Ecco, più che il tuo sguardo cambiato, che non sai più vestirti e cucinare, che non sai più prenderti cura dei nipoti o aprire una porta, mi fa male il tuo affanno, che ti rendi conto di restare indietro e che non puoi chiedere aiuto.
La malattia ti ha messo dietro un vetro: posso vederti ma non tenderti una mano.

Così penso a te ora e insieme ricordo com’eri mamma prima.
La mamma che ha tirato su una famiglia quasi da sola in una strada senza discese, lottando, litigando e sognando.
Forse ti bastava solo essere chiamata “mamma”.
T’importava quello più di tutto.
Oggi non siamo più capaci, siamo o vittime o viziati.
Tu hai vissuto per noi.

M’immaginavo d’essere figlio per sempre, ma l’infinito non esiste.
C’è questa vita invece, che consuma e strappa.

Stai cancellando i ricordi uno alla volta, ma per tutto quello che hai fatto, per me sarai mamma anche quando sarai completamente bianca.

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mani giunte

god

Viviamo accelerati.
Tre ore
è un viaggio lungo.
Facciamo pensieri brevi
come sms.
Con un film
ridiamo e piangiamo
nella stessa ora.

Come riusciremo a capire quel Dio
che pregava notti intere.

Facciamo foto
per ricordare.
Sappiamo come sorridere
poco prima di un click.
Abbiamo sostituito al pensiero
le istantanee
al racconto
i filmati.

Come riusciremo a vedere quel Dio
che vietò ogni immagine di sè.

Dio è sempre più lontano,
ma la verità
è che siamo scappati noi.
Se solo riuscissimo
a fermarci,
per un solo giorno,
di riempire
la nostra scodella bucata.

Abbiamo bisogno di Dio,
di pace,
di fidarci,
come un’aquila
dell’aria per volare.

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Sara

love

Ogni volta che ci penso
che siamo insieme,
che sei proprio tu
che bacio la mattina
che mi scrivi,
che mi chiami,
che ritrovo sempre la sera:
sono felice
come chi si innamora
per prima volta

Tanto che
non so più litigare
senza contare i minuti,
i secondi,
che mi separano
da te,
e non sopporto
quando sei lontana
o quando passo un giorno
senza

E questa cosa
che ora è normale
parlarti,
ascoltarti,
capirti o fraintenderti
ed accoglierti
e volerti
sempre,
per me è un OCEANO
ed è così
che ti amo
dalla prima volta
che ti ho vista
Sara

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Samuelino

sam

Diventi papà quando Dio ti mette in braccio il paradiso,
quando fai tardi la notte per guardalo,
quando non vedi l’ora di tornare a casa,
per guardarlo.
Quando capisci che con metà di qulla gioia lì
saresti già pieno, sarebbe già abastanza.
Non è che fai un figlio perchè le cose vanno così,
tu non saresti capace di disegnare un volto.
E’ un regalo, è Dio che ti fa provare ad esser come Lui.
E’ quel sentimento lì,
per cui non basta un cuore solo,
è quella pienezza lì.
Diventi papà e – a volte –
capisci che non è una questione di doveri,
che non hai fatto,
che non hai creato,
che nulla più di prima ti appartiene.
Hai fatto solo un salto verso il cielo,
hai visto per un attimo,
hai respirato un soffio,
e sei tornato giù
per raccontare tutto a chi un giorno
ti chiamerà papà.

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