Archivi categoria: Vita

Poveri noi

Sale sul treno questo ragazzo di colore, alto, snello, una mano tesa e l’altra a tenere una borsa piena di libretti.
Chiede se ne vogliamo uno o se abbiamo gli spiccioli per un caffè.
E’ il treno del mattino che porta la gente in ufficio. Siamo tutti con un telefonino in mano o stiamo dormendo.
E’ la prima volta che una persona così sale a quest’ora.
Mi colpisce subito la sua voce allegra.
Ha la gentilezza di chi parla ai bambini quando si rivolge alla signora che mi è seduta accanto.
Come fa?
Nonostante i modi la signora è seccata.
– Non mi serve niente grazie.
– Una moneta?
– Non ne ho, mi spiace.
E’ un suo diritto non dare. Il ragazzo va oltre.
A me non chiede perché sto leggendo e non sono lato corridoio.
Sento ancora la sua voce dolce ripetere la medesima richiesta.
Questa volta ottiene qualche spicciolo. Ha avuto maggior fortuna proseguendo.
Istintivamente mi ritorna alla mente quella frase: – non ne ho mi spiace.
E penso a quanto suonerebbe dura, per noi, la frase che quella sostituisce: – non te ne voglio dare.
La seccatura di questo ragazzo è che ci costringe a coprire quella frase li, a guardare in basso di fronte allo specchio.
E capisco che questa povertà è peggiore della povertà di chi non può dare.

Annunci

3 commenti

Archiviato in Vita

Mamma

non c’è nessuno che urla
i palazzi restano su
c’è questa strana calma
per strada una ragazza
porta il cane a passeggio

non c’è nessuno che urla
in questo mondo impazzito
quando entro da te
tu sei muta in fondo alla stanza
non hai più le parole
forse nemmeno l’aria per dirle
sei un palloncino vuoto
non voli più
nemmeno un sorriso

non c’è nessuno che urla
in questo mondo impazzito
quando ti parlo
il tuo sguardo è altrove
è quasi finito
tu, foglio bianco
senza matita

non c’è nessuno che urla
in questo mondo impazzito
ho le mani piene
dei tuoi ricordi
e di pezzi di vetro
quanto eri mamma!
mamma…
quanto è folle la vita!

2 commenti

Archiviato in Vita

trentaquattro



a Sara per il suo 34esimo compleanno

la patente a casa
gli occhiali al mare
il figlio ancora no
il bancomat
la colonna quando fai retromarcia
dimentichi tutto
per te è tutto leggero
va via con un soffio
se non ci mette una graffetta il cuore

infatti

non scordi mai
di tenermi per mano
il bacio prima di dormire
di trovare tempo per me
di fare del bene
senza segnarlo
di spostare i mobili in sala

sai che ti dico?

sono sbadati gli altri
tu no
sono distratti gli altri
tu no
tu dimentichi solo le cose
e non ti arrabbi mai
tu sei l’arcobaleno
dei miei giorni di pioggia

2 commenti

Archiviato in Vita

Vita 2.0

clazini

Siamo rincoglioniti, fusi, alla frutta, fritti, pieni di soldi, cose, stress, scarpe e amici virtuali.
Parliamo con un dito come ET, mandiamo faccine gialle che sorridono anche se siamo incazzati.
Giochiamo a Candy Crrush, in treni pieni di persone, in bagno, davanti alla TV, a volte  poco prima di un palo.
Mettiamo cover e vetri protettivi ai telefonini. Mangiamo bio. Facciamo jogging respirando polveri sottili.
Misuriamo la vita in anni, il benessere in soldi.
Guadagnamo come 15 impiegati a Mumbay, passando tutto il tempo al lavoro, in coda, su amazon, in chat.
Guardiamo tramonti rosa, iceberg che non si staccano e la sky line di New York su 15,6 pollici di schermo.
Abbiamo trasformato le vacanze in selfie-tour per una manciata di like.
Non sappiamo più aspettare, osservare, pensare.
Chattiamo con 3 persone e 2 gruppi diversi nello stesso minuto.
Passiamo da un articolo all’altro leggendo solo le prime righe, facciamo zapping e camminiamo con 2000 mp3 in tasca, senza cuffie.
Prendiamo la macchina per andare a correre in palestra.
Aspettiamo il giorno del saldi.
Riempiamo ogni cosa comprando.
Coloriamo i capelli di blu, sbianchiamo denti e culo, gonfiamo tette, zigomi e labbra.
Non vogliamo invecchiare, ingrassare, indossare calzini bianchi.
Viviamo connessi.
Sappiamo se il prossimo weekend pioverà, se è scoppiata una macchina in Pakistan, se Sgarbi ha sbroccato.
Diamo del lei al vicino di casa.
Non sappiamo più innamorarci una volta sola.

 

2 commenti

Archiviato in Vita

L’infinito non esiste

mamma
A mamma.

Mi capita spesso di pensarti ultimamente.
L’alzheimer ti ha reso al tempo stesso assente ed imbarazzata di esserlo.
Quante volte fingi di ricordare, o inventi storie assurde sulla tua giovinezza per evitare che si capisca troppo chi sei ora, o forse solo perchè vorresti dare qualcosa e ti pare brutto di restare sempre a mani vuote.
Ecco, più che il tuo sguardo cambiato, che non sai più vestirti e cucinare, che non sai più prenderti cura dei nipoti o aprire una porta, mi fa male il tuo affanno, che ti rendi conto di restare indietro e che non puoi chiedere aiuto.
La malattia ti ha messo dietro un vetro: posso vederti ma non tenderti una mano.

Così penso a te ora e insieme ricordo com’eri mamma prima.
La mamma che ha tirato su una famiglia quasi da sola in una strada senza discese, lottando, litigando e sognando.
Forse ti bastava solo essere chiamata “mamma”.
T’importava quello più di tutto.
Oggi non siamo più capaci, siamo o vittime o viziati.
Tu hai vissuto per noi.

M’immaginavo d’essere figlio per sempre, ma l’infinito non esiste.
C’è questa vita invece, che consuma e strappa.

Stai cancellando i ricordi uno alla volta, ma per tutto quello che hai fatto, per me sarai mamma anche quando sarai completamente bianca.

6 commenti

Archiviato in amore, l'infanzia, Vita

Vivere provoca il cancro. Ma non si sente niente.

kyss

Mangiamo cibi confezionati, nel migliore dei casi facendo attenzione che non ci siano zuccheri aggiunti.
Ascoltiamo informazioni dai media sovvenzionati dallo stato e dalla pubblicità delle grandi aziende.
Viviamo in città che hanno il cielo azzurro solo nei giorni di vento.
Lavoriamo per pagarci la macchina che ci porta al lavoro.
Parliamo di più davanti alla macchinetta del caffè con gente che conosciamo appena che con nostra moglie e i nostri figli.
Siamo malati di serie televisive perché la nostra non se la fila nessuno, è stata chiusa per mancanza di interesse, di fondi, di tutto.
Abbiamo uno o due telefonini a testa. Parliamo lì, sorridiamo, piangiamo, ci arrabbiamo lì, a suon di faccette gialle.
Stiamo scegliendo il finto al vero. Ma lo chiamiamo virtuale.
Già adesso la maggior parte delle parole che diciamo escono dalle nostre dita,
e ci sembra tutto così maledettamente normale.
Avevamo la fissa di rendere tutto più comodo:
Camminare, lavorare, cucinare, parlare.
Ci siamo riusciti.
Faremo la fine dei giapponesi che preferiscono il sesso virtuale a quello vero.
Ci rimarrà soltanto il benessere.
Che un giorno racconteremo ai nostri figli.
Con un selfie.

2 commenti

Archiviato in Vita

mani giunte

god

Viviamo accelerati.
Tre ore
è un viaggio lungo.
Facciamo pensieri brevi
come sms.
Con un film
ridiamo e piangiamo
nella stessa ora.

Come riusciremo a capire quel Dio
che pregava notti intere.

Facciamo foto
per ricordare.
Sappiamo come sorridere
poco prima di un click.
Abbiamo sostituito al pensiero
le istantanee
al racconto
i filmati.

Come riusciremo a vedere quel Dio
che vietò ogni immagine di sè.

Dio è sempre più lontano,
ma la verità
è che siamo scappati noi.
Se solo riuscissimo
a fermarci,
per un solo giorno,
di riempire
la nostra scodella bucata.

Abbiamo bisogno di Dio,
di pace,
di fidarci,
come un’aquila
dell’aria per volare.

Lascia un commento

Archiviato in amore, fede, Vita