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mani giunte

god

Viviamo accelerati.
Tre ore
è un viaggio lungo.
Facciamo pensieri brevi
come sms.
Con un film
ridiamo e piangiamo
nella stessa ora.

Come riusciremo a capire quel Dio
che pregava notti intere.

Facciamo foto
per ricordare.
Sappiamo come sorridere
poco prima di un click.
Abbiamo sostituito al pensiero
le istantanee
al racconto
i filmati.

Come riusciremo a vedere quel Dio
che vietò ogni immagine di sè.

Dio è sempre più lontano,
ma la verità
è che siamo scappati noi.
Se solo riuscissimo
a fermarci,
per un solo giorno,
di riempire
la nostra scodella bucata.

Abbiamo bisogno di Dio,
di pace,
di fidarci,
come un’aquila
dell’aria per volare.

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chi ama non lo grida

AMORE 4
Se io fossi Dio,
farei inceppare tutti i fucili
e moltiplicherei i pani
per sempre.
Allungherei la primavera.
Regalerei un gioco
ai bambini che non ne hanno,
e una casa con i caloriferi
ai poveri che dormono sulle panchine.
Direi: “alzati e cammina”,
a tutti quelli che non possono.
Andrei in giro a cercare
tutti i Lazzaro del mondo,
come il mio compagno delle elementari
che è morto ieri,
come la sorella di mia zia
che è morta settimana scorsa,
e gli direi quella frase
che fa aprire gli occhi.
Tutti direbbero: “Dio c’è”
nessuno si dimenticherebbe,
nessuno risponderebbe “boh?”
Nessuno bestemmierebbe.

Ma non riuscirei ad amare tutti.

Allora mi chiedo come fa Dio
ad amare tutti,
e cosa sia amare.
– per davvero! –
Non solo una persona,
non solo finché non ti lascia.
Per sempre.
Anche quando non conviene più,

e perché Dio ha moltiplicato i pani
solo due volte,
e ha trovato un solo Lazzaro!
Perché a volte mi viene da dire: “boh?”
e dico che c’è, ma non si vede,
e so che la gente continuerà a bestemmiare
e i fucili a sparare.
Perché?

Forse l’amore
è quando hai il cuore pieno.
E’ quando puoi fare a meno
di ricevere un grazie,
o un bacio,
e stai bene lo stesso.
e sai dare lo stesso.

Oppure l’amore
è quando sei Dio
e potresti fare tutto,
compreso stampare soldi
e farli piovere dal cielo,
compreso guarire ogni malattia
(ogni malattia!),
da far piangere tutti di felicità.

E invece decidi di smettere
di essere Dio,
e vieni qui.
Sai bene che ti diranno
che sei un altro,
che ti dimenticheranno,
e quando tiri fuori Lazzaro dal sepolcro
dici: “togliete voi la pietra!”
e quando moltiplichi i pani
per i cinquemila,
dici: “portate voi le ceste alla gente!”
perché forse amare
non significa ricevere,
ma dare.
Così lo insegni:
Vuoi essere ricco,
diventa povero.
Vuoi essere grande,
diventa piccolo.

E quando ti dicono:
“se sei Dio scendi da quella croce!”

Resti su.
Chiudi gli occhi.
Dai tutto.

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Etty Hillesum

Sapeva che sarebbe salita su quel treno da settanta persone a vagone,
che non c’erano sedili,
che non c’erano finestre.
Sapeva che già in quel viaggio ne sarebbero morte molte,
di persone,
– se così si poteva ancora dire –
Sapeva quello che stava accadendo ad altri milioni del suo popolo,
che avevano già preso quel treno,
o che lo avrebbero preso insieme ai suoi genitori.
Che era quella la vita,
– se così si poteva ancora dire –
Che nessuno gli avrebbe più dato una scelta.
Che la strada aveva finito gli incroci.
Che avrebbe visto altri corpi magri sottovuoto,
altri occhi fissi, immobili,
spezzati.
Che non avrebbe mai più visto un bambino sorridere.
Che stavano strappando le anime dai corpi
come si strappano le unghie.
Che stava venendo giù il mondo,
senza fare rumore.

E che da qualunque lato fossero
– gli uomini –
che avessero la divisa e un mitra
o solo un colpo in pancia
erano tutti uguali.

E che la vita era Stupenda lo stesso.
Lo stesso.
Lo stesso,
nonostante tutto quel fumo!

Come un fiore che cresce nel fango.

a Etty Hillesum

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a te

Mi emoziona la bellezza

La tua bellezza di non saper odiare

Di non saper mentire

Di piangere senza graffiare

quando qualcuno ti ferisce

Di non negare mai uno sguardo

Mi ricorda che tutto

è mezzo pieno

Che il cielo inizia

dove meno te lo aspetti

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occhilucidi

A Terry, che oggi non c’è perché tre giorni fa è morta per colpa di un ictus, anche se aveva solo trentun’anni.

Immagino abbia perso i sensi all’improvviso.
Forse si è acasciata su quel treno in corsa,
tra decine di persone accalcate.
Sicuramente qualcuno ha subito cercato di aiutarla.
Hanno chiamato i soccorsi.
Si è fatto un cerchio intotorno.
Ma lei aveva chiuso gli occhi per l’ultima volta.
Venti minuti dopo è arrivata l’autoambulanza.
Ma lei aveva chiuso gli occhi per l’ultima volta.

E’ in questi momenti che…

Due giorni dopo un collega mi ha chiesto:
– dove era il tuo dio?

Qualche anno fa persi un’amica.
Quella volta la leucemia le chiuse gli occhi lentamente,
facendo capire a tutti quello che sarebbe successo.
Anche se nessuno voleva capirlo,
anche se tutti lo negavamo.
Piccola, magra,
senza più capelli e gialla,
per via delle medicine.
Chiuse gli occhi.
I nostri diventarono lucidi.
Fu allora che mi feci quella domanda,
senza che nessuno me la facesse.
– Dove sei stato?
– Allora è vero che è tutto finto,
che non ci sei.

Poi col tempo…

Quando Gesù era in croce,
col sangue che colorava tutta la croce,
alcuni gli dissero: “se sei dio scendi di li e ti crederemo”.
Perché nessuno era mai sceso da una croce.
Lui non scese e rimase li.
Loro non credettero.
Dio non c’è quando lo cerchi.
Loro pensavano che dio non poteva morire,
meno che meno che poteva morire così.
Loro pensavano che dio era fortissimo.
Che avrebbe risolto tutti i problemi e soprattutto i loro.
Lui morì in croce.
Loro pensarono: ecco abbiamo ragione.
Dio non c’è.
…oppure stava morendo.

Immagino avesse gli occhi lucidi,
poco prima di chiuderli.

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il treno

ogni tanto mi capita di aver voglia di fermare tutto. Di ascoltare e basta.
Mi sembra che nella vita ci siano milioni di cose e che io ne afferri solo poche, e un po’ mi spaventa questo mondo che mette tutto sui binari senza chiedere.
Di solito – ma qui con le parole non so proprio come fare per spiegare – sono ansioso e felice di poter avere un po’ di tempo per me.
Quando capita ed ho la possibilità, me ne vado in camera, spengo la luce e resto seduto sul letto come per meditare. Ma senza meditare.
Mi immagino quel treno che carica su tutti, fischia e parte. Poi cerco di pensare a Dio, a quello che nella bibbia è venuto per essere come noi in tutto, anche nel mal di denti che è la cosa meno divina che c’è – ci provo – ma non riesco mai a pensare a lui. Quello è un percorso che si fa solo nell’altra direzione. E’ li che resto in silenzio, senza nemmeno pensare – a parte qualche parola che scappa sempre.
Ci sono volte che vorrei restare tutta la notte sveglio a pensare e a non pensare, ma non ci riesco mai ed anzi smetto in fretta.
Ci sono volte invece che dopo un po’ mi basta e ho voglia solo di starmene sul letto abbracciato a mia moglie finchè mi addormento.
Spesso lei, quando siamo abbracciati mi chiede – a che pensavi prima?
Io qualche volta le dico – a niente – oppure – a Dio.
A volte penso che stare li abbracciati è il riassunto di tutto quello che cerco.

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bambini

siamo bambini
cerchiamo quello che non sappiamo
e troviamo cose che ci servono poco
ma ce le facciamo bastare
diciamo – ecco ho tutto –
ma non abbiamo niente
pensiamo di essere arrivati
o di aver capito
diciamo – io ho capito come funziona –
pensiamo di essere grandi
ma siamo bambini
litigavamo per un gioco
poi per una ragazza
e infine per vivere meglio degli altri
accettiamo le guerre
litighiamo sempre insomma
perché siamo bambini
che lo capiamo o no

anche quando diciamo di essere
chissà chi,
o quando lo pensiamo soltanto
e lasciamo che gli altri dicano
– quello, lui si –
mettiamo in piedi le nostre teorie
giriamo il mondo,
ascoltiamo, parliamo, leggiamo
diventiamo importanti
e ci mettiamo addosso un cappotto
di parole, di svaghi, di impegni
per impedire agli altri di capire chi siamo?
no, per impedire a noi di vedere
che siamo bambini
che abbiamo paura
che non può esserci un bambino se non c’è anche
un papà

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