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19 marzo

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Cos’è successo papà?

Eri seduto in cucina
davanti a quella tele
che non ha più tramsesso
partite di calcio
mentre correvi
verso il bordo di tutto

Cos’hai pensato papà?

Il giorno
dell’ultima sigaretta
dell’ultima pagina
quando hai detto
“andate voi”
“continuate voi”
senza dire parole

Perché papà?

Oggi che volevo chiamarti
oggi che ho letto
auguri dappertutto
e li ho ricevuti
per la prima volta
tu non ci sei?

Avresti detto:
“è la vita”
“che ci vuoi fare?”
ma io sento amaro
lo stesso
se penso
che la giostra si ferma
che la strada finisce col muro
che non sai
che mio figlio
ha i tuoi occhi

Se non posso più dire
papà

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vecchio

vecchio_wp

La voce rauca e amica,
quello sputar sentenze ottuse,
su tutto e niente,
quel cedere gentile,
al verso capriccioso di un bambino.

vecchio

D’impareggiabile memoria
sempre uguale,
dalle virtù temprate
in mille anni
e dai difetti
di una remota infanzia.

vecchio

Malato di una vita
dalla cornice d’oro di passato.
Triste, solo,
mai spolverato.
Io non ti vedo allegro.

vecchio

Non c’è saggezza, vero,
nella tua voce calma?
Non la regala il tempo.
Ma quanta verità ti porti addosso.

vecchio

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chi ama non lo grida

AMORE 4
Se io fossi Dio,
farei inceppare tutti i fucili
e moltiplicherei i pani
per sempre.
Allungherei la primavera.
Regalerei un gioco
ai bambini che non ne hanno,
e una casa con i caloriferi
ai poveri che dormono sulle panchine.
Direi: “alzati e cammina”,
a tutti quelli che non possono.
Andrei in giro a cercare
tutti i Lazzaro del mondo,
come il mio compagno delle elementari
che è morto ieri,
come la sorella di mia zia
che è morta settimana scorsa,
e gli direi quella frase
che fa aprire gli occhi.
Tutti direbbero: “Dio c’è”
nessuno si dimenticherebbe,
nessuno risponderebbe “boh?”
Nessuno bestemmierebbe.

Ma non riuscirei ad amare tutti.

Allora mi chiedo come fa Dio
ad amare tutti,
e cosa sia amare.
– per davvero! –
Non solo una persona,
non solo finché non ti lascia.
Per sempre.
Anche quando non conviene più,

e perché Dio ha moltiplicato i pani
solo due volte,
e ha trovato un solo Lazzaro!
Perché a volte mi viene da dire: “boh?”
e dico che c’è, ma non si vede,
e so che la gente continuerà a bestemmiare
e i fucili a sparare.
Perché?

Forse l’amore
è quando hai il cuore pieno.
E’ quando puoi fare a meno
di ricevere un grazie,
o un bacio,
e stai bene lo stesso.
e sai dare lo stesso.

Oppure l’amore
è quando sei Dio
e potresti fare tutto,
compreso stampare soldi
e farli piovere dal cielo,
compreso guarire ogni malattia
(ogni malattia!),
da far piangere tutti di felicità.

E invece decidi di smettere
di essere Dio,
e vieni qui.
Sai bene che ti diranno
che sei un altro,
che ti dimenticheranno,
e quando tiri fuori Lazzaro dal sepolcro
dici: “togliete voi la pietra!”
e quando moltiplichi i pani
per i cinquemila,
dici: “portate voi le ceste alla gente!”
perché forse amare
non significa ricevere,
ma dare.
Così lo insegni:
Vuoi essere ricco,
diventa povero.
Vuoi essere grande,
diventa piccolo.

E quando ti dicono:
“se sei Dio scendi da quella croce!”

Resti su.
Chiudi gli occhi.
Dai tutto.

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Etty Hillesum

Sapeva che sarebbe salita su quel treno da settanta persone a vagone,
che non c’erano sedili,
che non c’erano finestre.
Sapeva che già in quel viaggio ne sarebbero morte molte,
di persone,
– se così si poteva ancora dire –
Sapeva quello che stava accadendo ad altri milioni del suo popolo,
che avevano già preso quel treno,
o che lo avrebbero preso insieme ai suoi genitori.
Che era quella la vita,
– se così si poteva ancora dire –
Che nessuno gli avrebbe più dato una scelta.
Che la strada aveva finito gli incroci.
Che avrebbe visto altri corpi magri sottovuoto,
altri occhi fissi, immobili,
spezzati.
Che non avrebbe mai più visto un bambino sorridere.
Che stavano strappando le anime dai corpi
come si strappano le unghie.
Che stava venendo giù il mondo,
senza fare rumore.

E che da qualunque lato fossero
– gli uomini –
che avessero la divisa e un mitra
o solo un colpo in pancia
erano tutti uguali.

E che la vita era Stupenda lo stesso.
Lo stesso.
Lo stesso,
nonostante tutto quel fumo!

Come un fiore che cresce nel fango.

a Etty Hillesum

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Pioveva tantissimo

La prima volta mi hai detto no
e poi una cosa tipo
che saremmo stati sempre amici.

Poi hai parlato mezz’ora ancora,
ma io ho smesso di sentire
perché c’era quel no davanti
ed era un no assordante.

Come potevo sentire?

Avevo tracciato i bordi
di quello che non stavi colorando,
avevo cucito insieme
quello che stavi staccando.

Fuori era buio pesto
e pioveva come nei film
di hollywood,
mentre ti riportavo a casa.

Tu eri bella
come se fosse un giorno di sole,
anzi no,
eri più bella ancora.

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Al mio tre sorridete. Uno, due…

Io non voglio essere felice
Come lo vogliono quasi tutti
E non voglio sognare di comprare qualcosa
O di fare qualcosa – ma più avanti –
(non adesso più avanti).
Per questo lo dico chiaro:
Io – NON – voglio – essere – felice!
E fanculo quelli che lo vogliono
Che poi passano il tempo libero a guardare Fiorello (SE VA BENE)
Che poi vanno in palestra per farsi la tartaruga
E si innamorano, ma solo un po’
E leggono per non annoiarsi
E guardano le partite di pallone
E se glielo chiedi vorrebbero vivere fino a cent’anni!
Ma che ve ne fate di tutto quel tempo?
Se poi vi annoiate a star a casa in un week end di pioggia.
Per cui niente di tutta questa felicità
Non fa per me e non la voglio
E se me ne cade un po’ addosso
Spero non sia troppa
Spero di farcela

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Con la tele spenta

Una volta mancò la corrente.

Un buio!

Ero un bambino quella volta.

Corremmo a cercare fiammiferi e candele e…

La luce della candela al buio!

Lo spazio di luce ondulante!

Il colore del legno del tavolo con quella luce!

Passargli sopra un dito veloce!

Guardare i miei due fratelli in quella penombra così calma!

Discutemmo di qualcosa di bello,

anche se non ricordo di cosa.

Mancava il rumore della tele.

Mancava la luce precisa delle lampadine.

Persino i giochi.

Ma quando non parlavamo,

non mancava niente.

Era come se…

…ora non mi viene in mente.

Tornò la luce,

la tele si accese.

La candela finì nel cassetto.

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