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mani giunte

god

Viviamo accelerati.
Tre ore
è un viaggio lungo.
Facciamo pensieri brevi
come sms.
Con un film
ridiamo e piangiamo
nella stessa ora.

Come riusciremo a capire quel Dio
che pregava notti intere.

Facciamo foto
per ricordare.
Sappiamo come sorridere
poco prima di un click.
Abbiamo sostituito al pensiero
le istantanee
al racconto
i filmati.

Come riusciremo a vedere quel Dio
che vietò ogni immagine di sè.

Dio è sempre più lontano,
ma la verità
è che siamo scappati noi.
Se solo riuscissimo
a fermarci,
per un solo giorno,
di riempire
la nostra scodella bucata.

Abbiamo bisogno di Dio,
di pace,
di fidarci,
come un’aquila
dell’aria per volare.

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divano e tv

Riso con polpette e per secondo castagne al forno.
Dopo cena mi chiede:
-Che ti va di fare?
-Divano e TV.
Guardiamo “Colorado” fino alla prima pubblicità. Poi giro su “A serius man”. E’ un bel film, ma non lo finiamo.
Lei si addormenta per prima. Come sempre.
Poco dopo anche io la seguo.
Quando mi sveglio le faccio segno di andare a letto.
Ci va dopo circa un minuto, salendo le scale tutta assonnata.
Io intanto spengo tutto quello che è acceso e do’ un giro di sicurezza alla chiave della porta d’ingresso, mi lavo i denti e salgo.
La trovo sotto il piumone ikea che dorme.
Regolo la luce alogena in modo che segni appena i confini delle cose, lasciando quasi indefiniti i colori.
Mi avvicino a lei.
E’ ancora sveglia.
-Preghiamo?
Le dico con una voce tenue come la luce nella stanza.
-Tu o io?
-Io.
Così lei ascolta.
Qualche giorno prima abbiamo incrociato un ragazzo di colore che chiedeva spiccioli tra il bar e il fioraio del nostro paese.
Li per li lo abbianmo scartato, per abitudine più che per avarizia, ma poi ci è venuta l’idea di invitarlo per cena. Però quando sono tornato già non c’era.
-Mio Dio mi piacerebbe essere di aiuto a chi ha meno – dico sottovoce – così come anche tu fai con noi.
Diciamo amen quasi insieme.
Da sotto le coperte allungo un braccio fino all’interruttore.
Restiamo abbracciati in quel buoi completo senza muoverci, senza ascoltare niente.
E’ stato un giorno pieno di lavoro, duro ed inutile, come ne capitano tanti.
L’obbligo del lavoro, l’attesa delle 18, il viaggio in treno e tutto per arrivare scarico la sera e chiudere gli occhi dopo due ore di tele.
Per quale motivo poi? Ci fossimo almeno riposati.
Ma il giorno non è ancora finito e in quei pochi minuti che mancano sembra che tutto si aggiusti, come con un goal fatto sul fischio.
Vorrei avere meno sonno.

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