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Etty Hillesum

Sapeva che sarebbe salita su quel treno da settanta persone a vagone,
che non c’erano sedili,
che non c’erano finestre.
Sapeva che già in quel viaggio ne sarebbero morte molte,
di persone,
– se così si poteva ancora dire –
Sapeva quello che stava accadendo ad altri milioni del suo popolo,
che avevano già preso quel treno,
o che lo avrebbero preso insieme ai suoi genitori.
Che era quella la vita,
– se così si poteva ancora dire –
Che nessuno gli avrebbe più dato una scelta.
Che la strada aveva finito gli incroci.
Che avrebbe visto altri corpi magri sottovuoto,
altri occhi fissi, immobili,
spezzati.
Che non avrebbe mai più visto un bambino sorridere.
Che stavano strappando le anime dai corpi
come si strappano le unghie.
Che stava venendo giù il mondo,
senza fare rumore.

E che da qualunque lato fossero
– gli uomini –
che avessero la divisa e un mitra
o solo un colpo in pancia
erano tutti uguali.

E che la vita era Stupenda lo stesso.
Lo stesso.
Lo stesso,
nonostante tutto quel fumo!

Come un fiore che cresce nel fango.

a Etty Hillesum

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