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Vita 2.0

clazini

Siamo rincoglioniti, fusi, alla frutta, fritti, pieni di soldi, cose, stress, scarpe e amici virtuali.
Parliamo con un dito come ET, mandiamo faccine gialle che sorridono anche se siamo incazzati.
Giochiamo a Candy Crrush, in treni pieni di persone, in bagno, davanti alla TV, a volte  poco prima di un palo.
Mettiamo cover e vetri protettivi ai telefonini. Mangiamo bio. Facciamo jogging respirando polveri sottili.
Misuriamo la vita in anni, il benessere in soldi.
Guadagnamo come 15 impiegati a Mumbay, passando tutto il tempo al lavoro, in coda, su amazon, in chat.
Guardiamo tramonti rosa, iceberg che non si staccano e la sky line di New York su 15,6 pollici di schermo.
Abbiamo trasformato le vacanze in selfie-tour per una manciata di like.
Non sappiamo più aspettare, osservare, pensare.
Chattiamo con 3 persone e 2 gruppi diversi nello stesso minuto.
Passiamo da un articolo all’altro leggendo solo le prime righe, facciamo zapping e camminiamo con 2000 mp3 in tasca, senza cuffie.
Prendiamo la macchina per andare a correre in palestra.
Aspettiamo il giorno del saldi.
Riempiamo ogni cosa comprando.
Coloriamo i capelli di blu, sbianchiamo denti e culo, gonfiamo tette, zigomi e labbra.
Non vogliamo invecchiare, ingrassare, indossare calzini bianchi.
Viviamo connessi.
Sappiamo se il prossimo weekend pioverà, se è scoppiata una macchina in Pakistan, se Sgarbi ha sbroccato.
Diamo del lei al vicino di casa.
Non sappiamo più innamorarci una volta sola.

 

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a Milano

milano

A Milano la gente corre anche se pensa di camminare.

Sul treno di questa mattina un signore con una borsa da quattrocento euro si lamentava di un lavoro partito senza periodo di test.
E’ incredibile che siano partiti senza periodo di test! – ha detto
Aveva le unghie curate e un orologio che se ci sei seduto davanti lo noti per forza.
Aveva una camicia bianca e calzini grigi, un abito d’affari e la barba di un centimetro esatto, nera e bianca.
Ho chiesto di usare il bar-code a quattordici caratteri e mi hanno detto che per loro era troppo! – ha aggiunto lamentandosi.
Chi gli era accanto annuiva. Forse per via dell’orologio.
Chissà da quanto non fa un giorno senza smartphone – ho pensato – o senza mail, o senza computer.
Lo ho pensato perché fino al giorno prima ero a Tenerife a trovare i genitori di mia moglie.
Lì si vive anche senza.
E poi ti accorgi che forse è il contrario, cioè che la vita è quando stai senza.
Non per forza senza computer, telefono o mail, ma senza l’affanno di quello cose.
Quando cammini.
Il signore con la barba precisa è sceso alla fermata prima della mia.
Aveva in mano l’ultimo samsung, quello che sui blog si trova cliccando su “top di gamma”, quello che costa come una settimana di albergo al mare.
Forse stava scrivendo alla moglie che gli voleva bene.
(Ma si può voler bene a una moglie nelle discese dal treno?)
O forse stava scrivendo che stava arrivando,
di preparare chissà cosa
e che è da pazzi senza periodo di test.

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